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Minoranze religiose in Medio Oriente: “genocidio” firmato dal Daesh. La denuncia del Parlamento europeo

Le comunità credenti, a partire da quelle cristiane, sono bersaglio della violenza cieca e spietata delle milizie dell’Isis. Gli eurodeputati invocano una soluzione “sul campo”, sostegno alle popolazioni perseguitate e un piano di ricostruzione e riconciliazione. Mogherini: la comunità di Aleppo, un “esempio” per tutti

In Medio Oriente è in atto un “genocidio”: il Daesh fa la parte del boia, le vittime e i perseguitati – milioni di persone – sono tutte le minoranze religiose che sin dall’antichità vivono in quelle terre, fra Mediterraneo, Mar Caspio e Golfo Persico. Senza dimenticare le innumerevoli situazioni di persecuzione che si registrano in Nord Africa. La denuncia sale dal Parlamento europeo, riunito questa settimana a Strasburgo per la sessione plenaria. Ieri sera un lungo dibattito fra gli eurodeputati e l’Alto rappresentante Ue per la politica estera e di sicurezza, Federica Mogherini, aveva per tema lo “Sterminio di massa sistematico delle minoranze religiose per opera dell’Isis”. Il riconoscimento del “genocidio” impegnerebbe la Comunità internazionale a un intervento non più rinviabile.

 

Le vittime preferite. “Il Daesh ha trasformato il settarismo in uno strumento di propaganda e di morte. La religione non c’entra, è violenza pura, è sete di potere”. Federica Mogherini traccia un quadro fosco ma reale intervenendo nell’emiciclo del Parlamento europeo. “Le minoranze religiose e quelle etniche sono tra le vittime preferite della violenza cieca: soprattutto i cristiani, così pure i musulmani, gli yazidi, e poi curdi, drusi, assiri… Ogni persona libera è vittima” dell’Isis, “e per questo tutti dobbiamo essere uniti in questa lotta”. Perché non ci sono limiti geografici “alla guerra e al terrorismo” scatenati dal Daesh, che colpisce in Siria come in Iraq, in Libia e in altri Stati africani, fino agli attentati nelle città d’Europa. Senza trascurare la furia iconoclasta di chi “vuole annientare anche i simboli millenari delle fedi religiose”: la distruzione del monastero di Mosul ne costituisce la più recente conferma.

 

“Agire di conseguenza”. Mogherini elenca le azioni attuate dall’Ue a favore delle popolazioni sottomesse all’Isis, perché “la condanna di questi atti non è sufficiente”. L’Unione interviene con aiuti finanziari e umanitari, agisce sul piano politico e diplomatico per quanto possibile in una confusa situazione di “terza guerra mondiale a pezzi”, come ha affermato Papa Francesco. “Occorre riconoscere che è in atto un genocidio” e “agire di conseguenza”. In queste stesse ore la coalizione internazionale cerca di organizzare una concertata risposta militare sul campo, con una presenza più convinta degli Stati Uniti. Ma occorre un coinvolgimento “non equivoco” – l’Alto rappresentate lo sostiene da sempre – dei Paesi arabi e dei governi legittimi. Mentre per il 4 febbraio è fissata a Londra la Conferenza dei donatori. Per Mogherini “l’esempio ci viene dalla comunità cristiana di Aleppo, che sta vivendo il Giubileo della misericordia”, pur in una situazione disperata, di isolamento e di sofferenza. “Questi cristiani ci dimostrano che la vita va avanti, non hanno perso la speranza, difendono la loro vita insieme alla loro storia e identità”.

 

Appello da Baghdad. In vista della discussione in aula, al presidente del Parlamento europeo, Martin Schulz, era giunto un accorato appello del patriarca caldeo di Baghdad, Louis Raphael I Sako. “È tempo di assumersi la responsabilità prima che questo conflitto si estenda per altri lunghi anni”, vi si legge; “questo è il tempo giusto per unire le forze e tenersi per mano, cristiani, musulmani, di fermare i massacri e le distruzioni. È il momento di stabilire pace e giustizia. Così facendo saremo i promotori di un punto di svolta in questa terra”. Nella lettera il patriarca caldeo denuncia gli “attori esterni” del conflitto, rei di intervenire solo per “la loro personale ambizione nella regione. Essi hanno usato democrazia e libertà come copertura per privarci delle nostre risorse naturali, pace e libertà, creando caos e terrorismo in Iraq e nel Medio Oriente”. Questo ha comportato, tra le altre cose “il fallimento del sistema scolastico”, “l’aumento della disoccupazione”, “il deterioramento della situazione economica e della sicurezza”.

 

Intervento e ricostruzione. Temi, questi, ribaditi nel corso degli interventi in aula. L’argomento resta peraltro in discussione in queste settimane fra Strasburgo e Bruxelles, perché è previsto che nella prossima sessione dell’Europarlamento sia messa ai voti una risoluzione. Lars Adaktusson, eurodeputato popolare svedese, afferma: “In Siria i cristiani sono perseguitati, ogni giorno. È in atto lì, come altrove, un genocidio che dev’essere fermato. C’è l’obbligo storico di intervenire”. Josef Weidenholzer, esponente austriaco dei socialisti e democratici, sottolinea: “La cultura di morte del Daesh colpisce indistintamente, mentre donne e bambini sono vittime su cui si concentrano le violenze più efferate. Vengono rasi al suolo i luoghi santi delle religioni.

Occorre affrontare la minaccia immediata, ma anche prevedere una fase di ricostruzione e riconciliazione

che richiederà decenni”. Violenza, dolore, stupri, torture, ogni forma di sopraffazione: gli europarlamentari di tutti i partiti, nessuno escluso, parlano di “genocidio” e chiamano in causa le Nazioni Unite, i governi occidentali, le responsabilità degli stessi Stati mediorientali. Javier Nart, liberale spagnolo, afferma: “Oggi i cristiani sono diventati sparute minoranze in varie regioni del Medio Oriente, laddove erano presenti antiche, popolose e vivaci comunità. Invece la presenza dei cristiani in quelle terre rappresenta un ponte di dialogo per tutte le parti e le religioni”.

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