Anagrafe senza dimora. Mons. Feroci (Caritas Roma): “Tanti dubbi: come aiuteranno chi vive in strada?”

In seguito ad una recente delibera dell'amministrazione capitolina (31/2017) ora l'iscrizione all'"anagrafe virtuale" diventa di esclusiva competenza del Comune, tramite i Municipi. Le cinque organizzazioni (Caritas di Roma, Centro Astalli, Comunità di Sant'Egidio, Focus- Casa dei diritti sociali, Esercito della Salvezza) che svolgevano questo lavoro a titolo gratuito e con personale esperto, avevano permesso finora a 18.000 persone di non essere più "invisibili", più altre 2.000 per opera delle strutture comunali. Temono ora che vengano meno una serie di servizi ai poveri e ai richiedenti asilo o rifugiati se il Comune non si attrezza con personale e competenze all'altezza dei bisogni

Sono seriamente preoccupate le cinque organizzazioni romane (Comunità di Sant’Egidio, Caritas di Roma, Centro Astalli, Esercito della Salvezza, Focus-Casa dei diritti sociali) che negli ultimi vent’anni hanno dato la possibilità a migliaia di persone senza dimora di avere una residenza “virtuale” che permetta loro di avere un documento di identità, l’assistenza sanitaria, di poter votare e di accedere a misure sociali come la pensione sociale, la pensione di invalidità, di ricevere la posta. In seguito a una recente delibera dell’amministrazione capitolina (31/2017) ora l’iscrizione all'”anagrafe virtuale” diventa di esclusiva competenza del Comune, tramite i Municipi. Le associazioni, che svolgevano questo lavoro a titolo gratuito e con personale esperto, avevano permesso finora a 18.000 persone di non essere più “invisibili”, più altre 2.000 per opera delle strutture comunali. Temono ora che vengano meno una serie di servizi ai poveri e ai richiedenti asilo o rifugiati se il Comune non si attrezza con personale e competenze all’altezza di tutti i bisogni. Ieri le cinque organizzazioni hanno diffuso un comunicato stampa congiunto. Abbiamo chiesto di spiegarci meglio a mons. Enrico Feroci, direttore della Caritas di Roma, cosa potrebbe succedere.

Secondo le associazioni la delibera presenta molte criticità e nodi da risolvere. Quali?
Ben venga che ora queste pratiche siano svolte dai Municipi, mettendo in piedi una struttura. È un compito del Comune. Noi non vogliamo sostituirci alle istituzioni ma siamo preoccupati perché togliere tutto d’un colpo alle associazioni la possibilità di dare questa risposta rischia di lasciare senza aiuto molte persone senza dimora, che non sapranno più dove andare, a chi rivolgersi.

Temiamo che rimangano senza la possibilità di avere una carta di identità, l’accesso al medico di base, la pensione, la posta.

Molte persone senza dimora non sanno nemmeno dove sono le sedi dei Municipi, c’è il rischio che non vadano. Da noi vengono a mangiare o a dormire, sono persone conosciute, che aiutiamo anche con questi servizi: il medico, i documenti, la pensione. I dubbi sono tanti: cosa faranno i Municipi? Impiegheranno assistenti sociali che andranno in strada a cercare queste persone? Avranno una stanza a disposizione dove riceveranno la posta dei richiedenti asilo e rifugiati? I Municipi hanno la possibilità di mettere insieme un servizio di questo genere?

Qualche esempio concreto di situazioni difficili che si potrebbero creare?
Una colf che vive in casa di una persona anziana, ad esempio: se l’assistito non vuole dichiarare la residenza a casa sua, come fa? Deve andare al Municipio? Ci sono situazioni da chiarire. Oppure uno che viene dall’America Latina per ottenere la cittadinanza italiana e, mentre sta facendo la pratica, vive in albergo: se non ha una residenza, come fa? Il Municipio può dire che è solamente un turista che vive in un albergo. Teniamo presente che molti senza fissa dimora hanno problemi psichici, ci sono molti padri separati che dormono da noi: la loro residenza dove sarà? Nella casa dove vive la moglie che l’ha mandato via di casa? La posta a che indirizzo sarà recapitata? Se viene chiesta la residenza per un posto di lavoro quale si dà? Bisogna stare attenti a tutte le situazioni complicate che potrebbero crearsi, altrimenti si rischia di massificare tutto, con alcuni che riescono ad entrare dentro il nuovo percorso e altri che rimangono fuori. La nostra preoccupazione è che, non dando questa possibilità di supporto, conoscenza ed esperienza decennale delle associazioni, si rischia di buttare via tutto.

I Municipi sono pronti per un servizio di questo genere?
Non sarà facile perché saranno interessati principalmente i Municipi del centro città dove vivono la maggior parte delle persone senza fissa dimora. Il Municipio I, ad esempio, sarà intasato, perché le persone devono essere seguite dai servizi sociali, dal medico, eccetera. Non possono andare verso altri Municipi periferici. Anche noi facevamo la stessa cosa ma avevamo messo in piedi una fitta rete di volontari che rispondeva a queste esigenze.

Cosa chiedete ora al Comune?

Chiediamo che siano attenti a ciò che stanno facendo perché con la semplificazione fatta finora c’è il rischio che molti siano tagliati fuori.

Va bene che dell’anagrafe se ne occupi il Municipio ma non “tagliando tutto con l’accetta”, con il rischio che molti perdano la residenza. Fare quindi le cose in maniera graduale, in modo che, come associazioni, possiamo aiutare le persone a continuare ad avere la residenza da noi o a trasmigrare nelle liste del Municipio.

La vostra proposta è di affiancare quindi i Municipi finché non sono in grado di gestire le pratiche in tutte le varie sfaccettature?
Sì, di affiancamento a tutte quelle situazioni problematiche che i nostri centri hanno incontrato in questi anni. Perché se si passa da un giorno all’altro da una modalità all’altra tutta questa realtà diventa ingestibile. Bisogna fare uno scivolo morbido.

Una delle motivazioni date dall’assessore al Sociale Laura Baldassarre è “contrastare l’uso distorto del servizio di iscrizione anagrafica come l’intestazione di attività economiche attribuite ai senza fissa dimora presso gli ‘indirizzi virtuali’”.
Preciso che non vogliamo essere tutti colpevolizzati per abusi che alcuni hanno commesso in passato.

Abbiamo servito questa città in maniera attenta e puntuale con un servizio molto prezioso di attenzione agli ultimi, che non erano aiutati da nessuno.

Non vogliamo essere buttati via per un pensiero di questo tipo, che si sente circolare.

Siete riusciti a dialogare con l’amministrazione comunale?
Avevamo fatto una lettera in precedenza ma non ci hanno risposto. Ora abbiamo provato a fare questo comunicato stampa, che esprime una seria preoccupazione da parte nostra. Ci auguriamo che queste persone non vengano abbandonate e speriamo che in Comune ci chiameranno per un confronto.

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