Anziani: nuovo impulso al “Patto federativo” tra associazioni per la tutela dei diritti e per contribuire al benessere del Paese

Il “Patto federativo a tutela degli anziani” compie due anni e rilancia il 14 marzo a Roma il proprio impegno in materia di previdenza, welfare e salute. A costituirlo, a febbraio 2015, sette associazioni nazionali di “categoria”. L’obiettivo non è rivendicare privilegi o diritti acquisiti, bensì tentare di migliorare le condizioni di vita degli over 65 e delle loro famiglie. Anche perché gli anziani non costituiscono un peso ma una risorsa per il Paese

Previdenza, welfare e salute: sono i temi sui quali si concentra la riflessione e l’impegno del “Patto federativo a tutela degli anziani” che, costituito il 18 febbraio 2015 da sette tra le più rappresentative associazioni “di categoria”, il 14 marzo a Roma traccia un bilancio dei suoi primi due anni e rilancia il proprio impegno sottolineando che gli anziani, con il loro bagaglio di conoscenza ed esperienza, non sono un peso bensì una risorsa per il Paese. Aderiscono al Patto l’Associazione nazionale lavoratori anziani onlus (Anla), il cui presidente Antonio Zappi ne è anche il coordinatore; l’Associazione nazionale personale aero navigante (Anpan); l’Associazione nazionale fra pensionati ed esodati della Banca commerciale italiana (Anpecomit); l’Associazione nazionale seniores Enel (Anse); Senior Italia; la Federazione nazionale sanitari pensionati e vedove (Federspev); la Fondazione Esperienza.

Elaborare proposte e ricercare percorsi operativi nell’ambito della promozione e tutela dei diritti degli anziani, affermare nell’opinione pubblica e nella società civile la cultura e i valori dell’”anzianato” attivo (come volontariato e assistenza familiare), sviluppare il dialogo fra generazioni, diventare un nuovo autorevole soggetto rappresentativo che agisce per la costruzione del bene comune. Questi gli obiettivi del Patto. A due anni dalla sua costituzione, l’incontro odierno alla Camera dei deputati precede il convegno “Anziani una risorsa per il Paese” in programma, sempre a Roma, il 20 marzo, perché, spiega Antonio Zappi, presidente nazionale di Anla e coordinatore del Patto,

“nonni e genitori rappresentano un pilastro strategico per il welfare nazionale.

È importante che il Paese lo riconosca, e non per inutili o inappropriate rivendicazioni di ruolo”, ma perché “solo a partire dalla consapevolezza del contributo che gli anziani offrono è possibile stimolarne ancor più l’attivismo e l’impegno sociale” con ricadute positive “sulla loro vita privata e sull’intera collettività”.

I primi due anni sono stati impiegati per “cementare la coesione fra le associazioni componenti, simili ma differenti per estrazione, formazione, interessi“, precisa Antonello Sacchi, segretario del Patto. Nel frattempo sono stati approfonditi i temi del rapporto fra previdenza e assistenza – affermando la necessità di una netta separazione – e delle possibilità di intervento sociale nel campo della salute. Dalla riflessione sul primo argomento, necessaria per “invitare le istituzioni ad effettuare un’azione chiarificatrice” e per “contribuire a eliminare l’idea che l’anziano non sia capace di contribuire alla società”, è scaturito un testo consegnato lo scorso maggio al ministro del Lavoro e delle politiche sociali Giuliano Poletti, sul quale gli aderenti al Patto auspicano un confronto.

E che gli anziani siano tutt’altro che un peso lo dimostrano tre testimonianze. “Abbiamo iniziato portando la nostra attività in una Rsa, l’istituto San Giuseppe di San Benedetto del Tronto. Ora, giovani e anziani insieme, con il naso rosso dei clown e il camice bianco dei medici, andiamo nel reparto di pediatria oncologica dell’ospedale per portare qualche momento di serenità.

Strappare un sorriso in certe condizioni equivale ad un atto terapeutico”,

racconta Teresa Spampanato, vicepresidente Anla e presidente Anla Marche, presentando l’esperienza di clown-animazione che l’associazione porta avanti da anni.

“Faccio parte di un gruppo di 40 volontari che dal maggio 2007 è impegnato nel trasporto di pazienti dializzati dell’Ospedale Sant’Orsola Malpighi”, dice la bolognese Tiziana Marchetti, pensionata, aderente ad Anla. “Tutti i giorni, esclusa la domenica perché il centro dialisi è chiuso, andiamo a prendere con un pulmino nelle loro abitazioni i malati che non hanno nessuno che li accompagni, li portiamo in ospedale e poi, finita la dialisi, che dura dalle tre alle quattro ore, li riaccompagniamo a casa”.

Il primo turno inizia alle 6 ma “non c’è orario fisso di ritorno, si torna quando si finisce…”.

Di pronto intervento sociale a Napoli parla invece Elvia Raia, presidente Senior Italia Campania, uno degli enti impegnati nella Municipalità V di Arenella Vomero (110 mila abitanti e 30 mila over 60).

“La solitudine resta il dramma peggiore di questa popolazione anziana”,

spiega. È tuttavia sufficiente telefonare al numero 0815781969 segnalando la propria richiesta e nel giro di 48 ore un volontario si presenta a casa dell’anziano, ne raccoglie le richieste (accompagnamento, trasporto, disbrigo pratiche) e provvede a soddisfarle. Senior Italia organizza inoltre convegni medico sanitari, corsi di alfabetizzazione informatica e gite.

Di qui il monito di  Edoardo Patriarca, presidente del Centro nazionale per il volontariato e primo firmatario della proposta di legge n. 3538 in materia di misure per favorire l’invecchiamento attivo, attualmente in Commissione Affari sociali della Camera: “L’immagine che l’anziano sia solamente un consumatore di risorse pubbliche, oltre che sbagliata, è fuorviante”.

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