Kemioamiche, su Tv2000 la lotta delle donne contro il cancro al seno. Salvo (autrice): “Si muore, certo. Ma se fai prevenzione puoi rinascere”

Sei puntate, in onda dal 4 febbraio in prima serata, sullo smarrimento che segue la diagnosi della malattia, la paura che accompagna l’inizio di un percorso non facile, il terrore di non farcela, la speranza della guarigione. Le storie si intrecciano durante la chemioterapia, passaggio efficace e fondamentale per la cura del tumore al seno

Alessandra, Carmen, Elisabetta, Giulia, Laura, Manuela, Stefania, Valentina e Vanda. Sono loro le nove protagoniste di “Kemioamiche”, programma in sei puntate prodotto da Kimera Produzioni per Tv2000 (canale 28, 140 Sky, 18 Tivùsat) e Real Time (canale 31 del Gruppo Discovery Italia). La prima puntata andrà in onda su entrambe le emittenti, alle 22.10, sabato 4 febbraio in occasione della Giornata mondiale contro il cancro. Le successive verranno trasmesse da Tv2000 in prima serata il martedì, a partire dal 7 febbraio, e su Real Time a marzo. “Kemioamiche” è il nome della chat creata da Laura per condividere la convinzione che i momenti più difficili nella lotta contro il tumore al seno possono e devono essere affrontati insieme, perché l’unione fa la forza. “Alessandra è stata la mia compagna di battaglia, quando anch’io ho percorso i passi verso la guarigione. Dopo la chemioterapia, ho continuato a frequentare il Gemelli per un lungo periodo ed è allora che è nata l’idea del programma”, rivela Chiara Salvo, autrice della serie.

Come sono state scelte le nove protagoniste?

Mentre giravamo le riprese delle prime donne in sala chemio, contattate grazie all’autorizzazione del primario del Gemelli, tante altre si sono offerte spontaneamente per fare parte del progetto. Abbiamo fatto una selezione, e non è stato difficile trovare le protagoniste.

Avrebbe desiderato che qualche  altra donna avesse partecipato a Kemioamiche?

Tante. Penso a Francesca Del Rosso, autrice di “Wondy”. Avrebbe dovuto interpretare alcuni siparietti comici per abbattere i pregiudizi. Purtroppo lei non ci è riuscita.

La serie è dedicata a tutti quelli che non ce l’hanno fatta. Non volevo dare un messaggio banale. Il tumore picchia duro. E bisogna combattere.

È difficile mostrare la malattia in video?

No, grazie all’entusiasmo con cui le nove protagoniste hanno abbracciato il progetto. Abbiamo fatto un patto: io chiedevo di raccontare delle cose, ma se loro non volevo era sufficiente che lo dicessero. Non era mia intenzione essere morbosa. A Laura, ad esempio, ho chiesto il permesso di riprenderla il giorno in cui si rasava i capelli e comprava la parrucca. Spesso, poi, sono state loro a telefonarmi per avvertirmi dei momenti speciali da condividere con me. Si sono sentite talmente dentro al messaggio da veicolare e parte del progetto, che non è stato mai difficile. Anzi, è stato quasi terapeutico.

Perché coinvolgere le famiglie?

Era importante raccontare non soltanto la malattia, ma anche come viene vissuta dalle persone che ti sono accanto. Chi è malato per forza di cose deve combattere. Paradossalmente è più facile per lui che per un marito, una madre, un figlio. Talvolta le madri rifiutano la realtà e i fidanzati scappano. Poi ci sono quelli che restano a combattere ogni giorno, fianco a fianco. Volevo dare loro voce.

Ricordo con affetto Stefania, che ha raccontato ai figli che stava girando un film e si doveva rapare a zero come Demi Moore in Soldato Jane. Ha trasformato in gioco il suo percorso. E lo ha fatto per loro.

Alcuni la potrebbero accusare di aver fatto un programma che specula sul dolore?

Quando fai la tv del dolore, racconti storie senza via d’uscita. Noi raccontiamo come attraverso la sofferenza si possa giungere alla guarigione. L’ultima immagine della serie è il gruppo di nove donne con i capelli ricresciuti. L’uscita dal tunnel. Si soffre, ma si rinasce. È una tv della resurrezione. La vita è questa.

Non serve narrare storie senza speranza. Si muore, certo. Ma se fai prevenzione puoi rinascere.

Kemioamiche vuole anche informare su una malattia di cui si ha ancora paura?

È il primo scopo. Intrattenere e dare informazioni sulla prevenzione. Capire cosa succede a chi si ammala. Sono esperienze che possono capitare a chiunque, a un’amica, a una zia. Condividere come si può fare ad affrontare il percorso è un primo passo importante.

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