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Islam in Italia: un Patto nazionale per favorire l’integrazione e contrastare il radicalismo

È stato firmato ieri al Viminale un “Patto nazionale per un islam italiano” tra i rappresentanti delle associazioni e delle comunità islamiche e il Ministero dell’interno. 20 punti per un accordo che mira a scongiurare il pericolo di un islam fai-da-te e favorire coesione e integrazione sociale. A sottoscriverlo esponenti di associazioni che rappresentano circa il 70% dei musulmani in Italia. Il ministro Minniti ha parlato di "uno straordinario investimento sul futuro del nostro Paese".

Un patto in 20 punti per scongiurare il pericolo di un “islam fai da te”, favorire la coesione sociale e l’integrazione nel nostro Paese e lottare contro ogni forma di radicalismo. È stato firmato ieri al Viminale un “Patto nazionale per un islam italiano” tra i rappresentanti delle associazioni e delle comunità islamiche e il Ministero dell’interno.

10 sono i punti che chiamano in causa le comunità islamiche presenti nel nostro Paese. Nel documento i responsabili dei centri islamici e sale di preghiera si impegnano a contrastare “i fenomeni di radicalismo religioso” e a rendere “pubblici nomi e recapiti di imam e guide religiose”. Il Patto prevede anche corsi di  formazione per gli imam e l’assicurazione di svolgere il sermone del venerdì in italiano, “ferme restando le forme rituali originarie nella celebrazione del rito”. Alle comunità islamiche viene anche chiesta la

“massima trasparenza nella gestione e documentazione dei finanziamenti, ricevuti, dall’Italia o dall’estero, da destinare alla costruzione e alla gestione di moschee e luoghi di preghiera”.

Nei 10 punti, invece, a carico del Ministero dell’interno, c’è l’impegno a “sostenere e promuovere, in collaborazione con le associazioni Islamiche”, “valorizzando il contributo del patrimonio spirituale, culturale e sociale che le comunità musulmane offrono al Paese, favorendo percorsi di integrazione degli immigrati musulmani e contrastando il radicalismo e il fanatismo religioso”. C’è anche il progetto di distribuire “kit informativi di base in varie lingue concernenti regole e principi dell’ordinamento dello Stato unitamente alla normativa in materia di libertà religiosa e di culto”.

Nel presentare alla stampa il documento, il ministro dell’interno Minniti ha parlato di “un giorno importante, un passaggio utile per il presente e il futuro del nostro Paese attraverso il dialogo interreligioso”. “Si possono avere religioni differenti e professare religioni differenti pur essendo tutti italiani”, ha sottolineato il mnistro aggiungendo che il pre-requisito perché si realizzi questo obiettivo è quello di

“ripudiare qualsiasi forma di violenza e terrorismo”.

paolo naso

Paolo Naso è il coordinatore del Consiglio per i rapporti con l’islam italiano che ha aiutato il ministero  a stendere il documento. È stato un inter lungo e complesso soprattutto nella parte finale, ma il traguardo è stato raggiunto. “Per la prima volta – dice – in senso assoluto siamo di fronte a una autocertificazione dei musulmani italiani che corrisponde a un impegno delle istituzioni e del Ministero dell’interno. A un patto tra due attori che si impegnano a fare qualcosa. Una novità assoluta, un passo in avanti molto positivo”.

L’obiettivo dell’iniziativa è quello di “rafforzare politiche di coesione sociale e integrazione per dare una risposta italiana a quel clima di islamofobia e pregiudizio che si va diffondendo in Europa e negli Stati Uniti”.  

Un processo che sulla base delle norme costituzionali potrebbe portare a un’intesa con l’islam italiano nella convinzione che  se non si intraprende la via della trasparenza e del dialogo, l’altra strada porta all’assenza assoluta di controllo da una parte e di responsabilità dall’altra. “Quello di oggi – conclude Naso – è un investimento sul futuro. Da oggi le comunità islamiche italiane sono attori di un percorso di trasparenza, di dialogo, di coesione sociale e anche di contrasto al radicalismo islamico. Non stiamo quindi soltanto affermando un principio ma stiamo anche dicendo che le comunità islamiche possono essere vettori importanti  di politiche di integrazione e coesione sociale”.

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