Nelle Marche provate dal terremoto: il problema degli allevamenti e l’incognita turismo

Le Marche rappresentano un pezzo dell'Italia ferita dal sisma che, dal 24 agosto 2016, non cessa di minare l'ordinarietà della gente. Inizia così un piccolo, ma importante viaggio per cercare di fotografare le criticità e le prospettive: dal maltempo che aggiunge disagi a disagi, al problema degli allevamenti, con diversi capi di bestiame morti per via delle basse temperature. Mentre quanti vivevano di turismo ora non hanno più certezze

Cinque mesi scanditi da sentimenti contrastanti, tra speranza e sconforto, e da un’unica, ormai radicata consapevolezza: il terremoto “appartiene” a questa terra e la natura non potrà che seguire il suo corso.
Le Marche rappresentano un pezzo dell’Italia ferita dal sisma che, dal 24 agosto 2016, non cessa di minare l’ordinarietà della gente. Inizia così un piccolo, ma importante viaggio per cercare di fotografare le criticità e le prospettive che convivono qui, dove, nonostante i pesanti danni che anche il patrimonio architettonico religioso si trova a dover calcolare, nonostante le chiese chiuse simbolo di una comunità ferita ma non divisa, le tradizioni e, soprattutto, la fede fatta di devozione autentica possono e potranno fare la differenza.

Neve e terremoto: una popolazione provata. Dopo aver assistito ai drammatici eventi che hanno colpito l’Abruzzo in queste settimane, i marchigiani ora fanno i conti con il più insidioso dei “mostri”: lo stress post sisma. A fare il punto dopo i giorni dell’emergenza che ha interessato parecchie delle aree marchigiane, dall’Ascolano al Maceratese (dove i Comuni di Sarnano e Bolognola, solo per citarne alcuni, sono stati letteralmente sommersi dalla coltre bianca), è l’assessore regionale alla Protezione civile, Angelo Sciapichetti. “La popolazione marchigiana è decisamente stremata sia dal punto di vista emotivo, sia economico. Mercoledì della scorsa settimana, in un solo giorno, ci sono state quattro scosse di grande intensità e una precipitazione nevosa come non si avvertiva in quelle zone del 1956: in alcuni Comuni i cumuli di neve hanno superato i tre metri. A ciò – prosegue Sciapichetti – va ad aggiungersi il grave fatto che, in molte abitazioni, c’è stata l’interruzione dell’energia elettrica”. Oltre 50mila le scosse di terremoto susseguitesi fino ad oggi; 25mila i cittadini sfollati solo nelle Marche.

I sindaci “social”. Mentre non mancano, quasi quotidianamente, iniziative mirate a raccontare il dramma che il Centro Italia sta affrontando, sono i social network a “misurare” in tempo reale gli stati d’animo delle popolazioni terremotate, con i sindaci in prima linea. Il sindaco di Ascoli Piceno, Guido Castelli, nel suo profilo Facebook – oltre agli aggiornamenti sulla sicurezza delle scuole – ha costantemente aggiornato gli abitanti nei giorni più critici.

“I nostri operatori sono sfiniti – si legge – ma non non cediamo un metro. I soccorsi intanto hanno portato viveri e conforto ai quattro residenti tuttora intrappolati dalla neve. Quando finirà questo incubo scriveremo la storia di quello che è successo in queste giornate infernali. E sarà una storia di grandi sacrifici assolti con scrupolo”.

Con la medesima forza si esprime il sindaco di Camerino, una delle città più danneggiate dal sisma: “Lavoriamo sodo e lavoriamo ogni giorno per tornare alla normalità”. A lanciare un segnale d’incoraggiamento è il primo cittadino di Visso, Giuliano Pazzaglini: “Non diciamo più che non viene fatto nulla, è irrispettoso nei confronti dei tanti che invece stanno facendo, compresi tantissimi perfetti sconosciuti che ci stanno sostenendo in tutti i modi”.

Il lavoro e il problema degli allevamenti. Tra quanti si sono trovati costretti a lasciare l’entroterra per trovare rifugio nelle strutture alberghiere e nei camping di Porto San Giorgio, Grottammare, Porto Sant’Elpidio e Porto Recanati (oltre a quelli in Abruzzo), messi a disposizione degli sfollati, numerosi sono coloro che, ogni mattina, viaggiano per ore pur di non perdere il proprio posto di lavoro. Accade agli stabilimenti di Acqua Nerea, così come nei salumifici che rendono tipica la produzione marchigiana.

Un problema particolarmente avvertito riguarda gli allevamenti, con diversi capi di bestiame morti per via delle basse temperature.

Molti gli allevatori – sia nelle zone maceratesi, come a Monte San Martino, che nei paesi dell’area del Fermano, tra cui Amandola – che con il sisma si sono visti crollare le strutture destinate agli animali, primaria fonte di reddito per molte famiglie.

Il mancato arrivo dei promessi prefabbricati da adibire a stalle ha provocato non poche polemiche e il ricovero del bestiame è così diventato terreno di scontro.

Coldiretti, difatti, denuncia che solo due stalle mobili su 370 sono completate (0,5%) e mancano all’appello circa 150 fienili per il foraggio per gli animali. La Regione, a sua volta, assicura che gli allevatori saranno risarciti per i capi deceduti per la neve.

L’incognita del turismo. A preoccupare non poco è anche il futuro del turismo. Per quanto riguarda i paesi compresi nel cratere sismico, infatti, le perdite in questo settore, nello scorso anno, sono state del 90% ad ottobre, dell’80% a novembre e del 70% a dicembre.

Per le Marche, méta scoperta relativamente tardi da inglesi, tedeschi, olandesi e americani, dove il connubio città d’arte, paesaggio, buon cibo si è ormai affermato come un brand riconoscibile nel mondo, non può che trattarsi di un colpo micidiale. Con seri rischi per il 2017 appena iniziato.

A incarnare l’emblema di un’ansia diffusa è Maccario Aureli, titolare di un agriturismo con azienda agricola biologica a Valfornace, nel cuore del Parco dei Sibillini. “I miei clienti sono per lo più inglesi – racconta -, vengono qui in cerca di relax: chissà se ora torneranno… Al momento è tutto fermo: niente casette in paese, e io non posso neppure riparare i danni a mie spese”. Dimezzato anche il reddito legato alla vendita diretta, quella di ciauscolo, carne bovina, lenticchie e ceci. E benché il sisma abbia graziato tanti gioielli del Grand Tour nelle Marche, tra cui il Palazzo ducale di Urbino, la paura della terra che non smette di tremare scoraggia i visitatori anche lì. Rendendo il domani di questa regione pieno di fiduciosa attesa, ma anche di crescenti incognite.

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