Beni culturali, il colonnello Colasanti: “Drastica riduzione di furti nei luoghi di culto, grazie alla collaborazione con la Cei”

Intervista con il ten. col. Roberto Colasanti, Capo ufficio del Comando tutela patrimonio culturale dei Carabinieri, in occasione dei due anni dalla pubblicazione delle Linee Guida per la tutela dei beni culturali ecclesiastici (novembre 2014) “Un’iniziativa che abbiamo accolto con grande entusiasmo - precisa l'ufficiale - perché proprio con la Conferenza episcopale italiana da diversi anni si è stabilita una forma di collaborazione, volta a  frenare il fenomeno di furti e danni ai luoghi di culto della Chiesa cattolica”  

“Tutelare i beni culturali significa preservare quanto ci hanno lasciato coloro che ci hanno preceduto per tramandarlo alle generazioni future. L’opera d’arte diventa, quindi, quel testimone tangibile che ci passiamo di generazione in generazione e che dona continuità alla nostra esistenza. Sensibilizzare alla cultura della tutela del patrimonio significa proprio diffondere la cultura della legalità”. È quanto afferma il ten. col. Roberto Colasanti, Capo ufficio del Comando tutela patrimonio culturale dei Carabinieri, nell’intervista rilasciata in occasione dei due anni dalla pubblicazione delle Linee guida per la tutela dei beni culturali ecclesiastici (novembre 2014). “Un’iniziativa che abbiamo accolto con grande entusiasmo – precisa l’Ufficiale – perché proprio con la Conferenza Episcopale Italiana da diversi anni si è stabilita una forma di collaborazione, volta a  frenare il fenomeno di furti e danni ai luoghi di culto della Chiesa cattolica”.   Uno strumento fondamentale per la conoscenza del patrimonio culturale ecclesiastico è la piattaforma BeWeb  dell’Ufficio nazionale per i beni culturali ecclesiastici e l’edilizia di culto della Cei, che consente alle diocesi italiane la possibilità dell’inventariazione e catalogazione dei beni, ed al Comando tutela e patrimonio una consultazione previlegiata per i dati sensibili.

Come sono nate le Linee guida e quali sono i risultati ad oggi?

I dati statistici ci dicono che ogni anno gli oggetti più frequentemente sottratti provengono proprio dai luoghi sacri. Questo è dovuto sia alla presenza capillare dei beni ecclesiastici sul nostro territorio, sia alla difficoltà di gestire questo immenso patrimonio (molti parroci hanno più chiese dove è richiesta la loro presenza), inoltre gli stessi luoghi di culto sono per loro natura aperti al pubblico e rivelano un deficit di sorveglianza.

Attraverso questa collaborazione con la Cei sono stati individuati i possibili miglioramenti per i sistemi di difesa, dando anche suggerimenti e indicando accorgimenti tali da favorire la custodia delle opere d’arte, al fine di vanificare e prevenire i tentativi di furto.

Oltre alla collaborazione a livello nazionale, abbiamo offerto anche consulenze ai vari Uffici diocesani e alle parrocchie locali, organizzando incontri con i responsabili e supportando con le nostre strutture. Un importante segnale, in tal senso, ci è giunto proprio dai dati statistici che hanno evidenziato una drastica diminuzione dei furti.

Parliamo adesso del Comando tutela patrimonio, qual è l’attività che svolge e quali requisiti deve avere un carabiniere al servizio della tutela del nostro ricco patrimonio culturale?

Questa è una domanda importante perché mi permette di chiarire alcuni aspetti fondamentali della nostra attività, intesa nel reprimere tutti quei reati in pregiudizio del patrimonio nazionale, cioè i reati verso tutti quei beni contenuti nel Codice dei beni culturali (decreto legislativo nr. 42 del 2004). Noi siamo, in quanto carabinieri, prevalentemente investigatori. Un carabiniere prima di prestare servizio nell’ambito della tutela del patrimonio culturale, deve aver maturato e acquisito esperienza professionale nei Reparti territoriali dell’Arma e conoscere le modalità di svolgimento delle indagini. Per far parte del nostro Reparto, il militare deve svolgere un test d’ingresso, al fine di comprendere le competenze culturali, quindi frequentare un Corso di formazione e di specializzazione, per poi essere inviato ai Reparti specifici.

Un settore di grande attualità è quello dei beni paesaggistici, ci può spiegare in che modo il Comando tutela patrimonio interviene in questo ambito?

Bisogna sempre partire dalla definizione di beni paesaggistici che individua tutti quei luoghi naturali (le coste, i laghi o le montagne) che per la loro stessa morfologia, per la bellezza estetica o per il tipo di panorama che si può godere, sono preservati dall’intervento dell’uomo, ovvero l’uomo può intervenire solo a seguito di una valutazione positiva delle autorità competenti. A questi si aggiungono i luoghi che la Soprintendenza ha vincolato per una particolare rilevanza archeologica.

Il nostro lavoro consiste nell’attività di vigilanza attraverso i mezzi aerei dell’Arma, oppure mediante l’ausilio di droni, o attraverso il servizio satellitare fino alla classica pattuglia che si reca direttamente nelle aree interessate, al fine di preservare da interventi illeciti questa tipologia molto particolare di bene culturale.

Una “eccellenza” del Comando tutela patrimonio è la Sezione elaborazione dati. 

La Sezione elaborazione dati possiede

una banca dati di beni culturali trafugati, la più ricca di informazioni al mondo.

Il nostro personale raccoglie ogni giorno i dati relativi ai beni illecitamente sottratti che affluiscono dalle forze di polizia, dalle autorità nazionali e internazionali, nonché da privati cittadini. Nella banca dati viene inserita la descrizione dell’opera, le caratteristiche del materiale di cui essa è formata, le dimensioni, la sua datazione e una eventuale immagine. Inoltre questi dati vengono resi accessibili anche a tutti i cittadini. I carabinieri preposti svolgono ricerche quotidiane in rete, sul mercato internazionale fino agli oggetti esposti per le case d’asta. Alla nostra Sezione dati arrivano richieste di consultazione anche dai canali internazionali e molte nazioni estere, ancora indietro rispetto a noi con l’attività di recupero e prive di un archivio informatizzato, hanno fatto richiesta per inserire nel nostro data base i loro beni.

Data Base dei beni culturali, utilizzo di satelliti, droni, sono elementi che restituiscono l’immagine del Comando tutela del patrimonio sempre al passo con le moderne tecnologie.

Noi lavoriamo per la collettività e quindi dobbiamo cercare di fornire al cittadino strumenti utili e che siano al passo con i tempi. Oggi è molto diffuso l’uso dei cellulari smartphone e di conseguenza il Comando ha elaborato, con l’ausilio di una società specializzata nel settore, una “app” gratuita chiamata “iTPC”, scaricabile dal sito www.carabinieri.it. Questa applicazione permette a chiunque di poter eseguire una ricerca di un determinato oggetto artistico, attraverso una foto scattata dal proprio cellulare e interrogare la nostra banca dati, che fornirà un risultato in termini percentuali della presenza dell’opera nei nostri archivi. Inoltre questa particolare “app” consente ad ogni cittadino di creare autonomamente un’anagrafe dei beni di proprio possesso.

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