Abusi sessuali nella Chiesa: Giulia, vittima del “Lupo”, racconta con dolore la sua rinascita

Le violenze subite, ancora adolescente, dal prete che credeva amico. I “sensi di colpa”, il baratro… Poi la presa di coscienza, la risalita, la fede e la scoperta della vocazione religiosa. Oggi è suora e dice: “Vorrei aiutare altre donne a uscire dall’ombra”

“Non mi è stato facile decidere di uscire allo scoperto e raccontare la mia storia di abuso. L’ho fatto anzitutto per me: perché raccontare mi aiuta, mi costringe a ricordare e soprattutto a esprimere, buttare fuori, pronunciare, riordinare fatti, pensieri, sentimenti, emozioni… L’ho fatto anche per altre donne: ferite come me, che non riescono ancora a dire o non sanno con chi parlare o da dove cominciare”. È suor Giulia che parla, mettendo in fila una serie di ricordi da quando, adolescente, subisce le prime “attenzioni” da parte del “don”, assistente dell’oratorio e conoscente della famiglia. Fino agli abusi, alla violenza su una ragazzina che non sa e non può difendersi. Il nome Giulia è l’unico elemento di fantasia del libro “Giulia e il Lupo. Storia di un abuso sessuale nella Chiesa” (editrice Ancora), primo caso italiano messo nero su bianco. Un lavoro che all’autrice, la giornalista Luisa Bove, è costato – come lei stessa ammette – fatica e sofferenza. “Non è stato facile per me affrontare il tema dell’abuso, mi si è aperto un mondo che non conoscevo”.

Giulia e il Lupo

La forza di reagire. Risulta davvero difficile leggere, pagina dopo pagina, la vicenda di questa ragazza cresciuta nella periferia milanese, in una famiglia modesta e semplice, vicina alla parrocchia. Giulia è in gamba, impegnata a scuola e all’oratorio. Finché il “Lupo” (espressione usata da Papa Francesco nel luglio 2014 per indicare i preti pedofili) si fa avanti e piano piano affonda i suoi artigli su una giovane smarrita, carica di sensi di colpa, la cui vita presto va alla deriva. Vari passaggi della vicenda sono crudi, bui; il vocabolario assolutamente esplicito. La vittima crederà di essere lei stessa nel peccato, di “avere colpa” di quanto le accade. Finché, decenni dopo, troverà – aiutata – la forza di reagire, di tirar fuori il macigno che si porta dentro. “L’ho fatto anche per la Chiesa-istituzione e per tutti i preti”, può raccontare oggi, divenuta religiosa: “perché chi governa e i sacerdoti sappiano che certe cose accadono (e più di quanto si pensi) anche in Italia. E poi l’ho fatto per le persone di buona volontà: per chiunque, credente o non, accetti la sfida di sollevare il coperchio e fare luce su vicende oscure e tristi di abuso e violenza”.

 

Tema difficile da affrontare. Ma come nasce l’idea di questo libro? Luisa Bove chiarisce: “L’idea non è mia. Mi è stato chiesto da un prete psicoterapeuta al quale suor Giulia si è rivolta – dopo che il cardinale O’Malley era venuto a parlare nel Duomo di Milano degli scandali di abuso nella sua diocesi di Boston –, perché voleva raccontare la sua storia a una giornalista, ma senza che fosse rivelata la sua identità. Dopo aver letto qualcosa e averci pensato, ho accettato di scrivere, anche perché mi sono sempre occupata di storie personali”. Poi aggiunge:

“Io in fondo ho solo dato voce alla sofferenza di Giulia, al suo dramma, ma anche al suo desiderio di rinascita”.

 Fatti e riflessioni. L’autrice del volume si sofferma su un’analisi lacerante: “Le persone abusate, se credenti, non sempre riescono a mantenere la fede o a continuare a frequentare la Chiesa. Questo è molto comprensibile. Giulia, che ha subito abusi quando era ancora minorenne, è riuscita a mantenere viva la sua fede e crescendo ha capito di essere chiamata alla vita religiosa.

Nonostante tutto e nonostante la sofferenza è riuscita a fare la sua scelta e ad amare la Chiesa

come dice lei”. Bove sa perfettamente che il suo libro contiene pagine scioccanti: “Lo so, e anche Giulia lo sa. Ma queste pagine non vogliono essere uno scoop né solo impressionare e neppure limitarsi a descrivere”. Per questo il volume “contiene, oltre alla prefazione di padre Hans Zollner (Pontificia Commissione per la tutela dei minori), anche un contributo di Anna Deodato, che segue vittime di abusi e descrive bene le dinamiche tra le vittime e i carnefici, parla delle ‘ferite’ umane, fisiche, spirituali che rimangono nelle persone abusate, del lungo e doloroso cammino che porta al riscatto”.

 

Infondere coraggio. In appendice figurano testi di Benedetto XVI e di Papa Francesco, i quali hanno denunciato con forza il problema della violenza sessuale negli ambienti ecclesiali, incontrando e sostenendo le vittime e avviando un’operazione di “pulizia” dentro la Chiesa e di giustizia di fronte alla legge. Il volume (presentato a Milano mercoledì 27 aprile, ore 18.30, al Centro culturale San Fedele, alla presenza dell’autrice) si spiega ancora nelle parole di Giulia: “Ora spero che queste pagine – sofferte e drammaticamente vere – possano incoraggiare altre donne, vittime di abuso come me, a farsi aiutare e a uscire dall’ombra, anche se il cammino sarà lungo e doloroso. È il prezzo della libertà e del riscatto, ma ne vale la pena”.

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