Ora l’Italia dispone di un nuovo modo di far impresa: le Società Benefit

La nuova legge di Stabilità varata dal Governo non ha introdotto solo nuove misure finanziarie, ma ha anche generato una nuova forma giuridica d’impresa destinata a far parlare di sé: la Società benefit. Con l’introduzione di una norma inserita nella finanziaria del 2016, l’Italia è diventata infatti il secondo Paese al mondo, dopo gli Stati Uniti, a dare forma legale a questo tipo di società.

La nuova legge di Stabilità varata dal Governo non ha introdotto solo nuove misure finanziarie, ma ha anche generato una nuova forma giuridica d’impresa destinata a far parlare di sé: la Società benefit. Con l’introduzione di una norma inserita nella finanziaria del 2016, l’Italia è diventata infatti il secondo Paese al mondo, dopo gli Stati Uniti, a dare forma legale a questo tipo di società. Ma di che cosa si tratta esattamente? Secondo quanto si legge nella legge di stabilità 2016, le Società Benefit o Benefit Corporation (B-Corp) sono “società che nell’esercizio di una attività economica, oltre allo scopo di dividerne gli utili, perseguono una o più finalità di beneficio comune e operano in modo responsabile, sostenibile e trasparente nei confronti di persone, comunità, territori e ambiente, beni e attività culturali e sociali, enti e associazioni e altri portatori di interesse”.

In altre parole, con Società Benefit si intende

un nuovo modo di fare impresa, che può sovrapporsi in maniera efficace e innovativa alle due facce dell’imprenditoria, profit e non profit, traendo forza dai benefici che le contraddistinguono.

“Siamo stati i primi in Europa a riconoscere l’importanza di questo nuovo tipo di impresa – ha spiegato Mauro Del Barba, senatore del Partito Democratico e autore del decreto -. Queste aziende vanno oltre la semplice ricerca del profitto e forniscono un enorme contributo allo sviluppo, all’ambiente e al sociale. Grazie a questa svolta, il mercato mette in luce i suoi lati migliori di strumento positivo al servizio della società”. Emerge con chiarezza, quindi, che in questo nuovo paradigma la dimensione sociale diventa una componente fondamentale della catena del valore e delle finalità d’impresa, con una visione integrata che parte dallo Statuto, si declina nella Governance, per finire nell’organizzazione e nella struttura manageriale.

Secondo molti economisti, le società benefit possono rappresentare la prosecuzione di uno sforzo di integrazione dello sviluppo sostenibile nell’agire d’impresa che da tempo molte aziende perseguono a livello strategico e operativo, nonché un passo importante per la creazione di valore condiviso in una relazione virtuosa fra imprese, privato sociale e attori del territorio. Ma le aziende che intendono diventare “benefit”, precisa Annalisa Dentoni Litta, partner dello studio legale Orrick che ha partecipato alla stesura della legge, “non possono limitarsi a destinare una parte dei loro utili per attività sociali come avviene per la corporate social responsability. Essere una società Benefit significa, infatti, cambiare il modo stesso in cui si lavora, compresi tutti i modelli di gestione. E per sancire questa trasformazione, la legge prevede che venga cambiato anche il proprio oggetto sociale e, di conseguenza, lo statuto”.

In altri termini, per le aziende è previsto l’obbligo di accompagnare il bilancio dell’impresa con una dettagliata relazione annuale che testimoni il perseguimento dell’obiettivo del beneficio comune. E a scanso di equivoci, è opportuno precisare che non c’è alcun incentivo fiscale per le B corp ma, soprattutto, in una benefit corporation sono gli azionisti stessi a determinare se la società ha raggiunto un impatto significativo positivo. Inoltre, per rendere trasparente la scelta delle aziende che decidono di trasformarsi in Società Benefit, la legge prevede la possibilità di inserire, accanto alla denominazione sociale, anche l’espressione “Società Benefit” o la sigla “SB” all’interno delle forme giuridiche srl e spa che diventerebbero quindi: Sbrl e Sbpa.

Pressoché sconosciute in Europa, le Bicorp sono invece molto diffuse in America, dove sono presenti in 32 Stati e rappresentano quelle aziende che insieme formano un movimento globale con l’obiettivo comune di diffondere un paradigma più evoluto di business.

Nel mondo, oltre 1600 Bicorp certificate si distinguono sul mercato da tutte le altre: vanno oltre l’ovvio obiettivo del profitto e si rinnovano continuamente per massimizzare il loro impatto positivo verso i dipendenti, le comunità in cui operano, l’ambiente e tutti gli stakeholder.

In altre parole, l’impatto positivo sulla società che porta alla creazione di valore condiviso è, per usare la terminologia economica, il ‘Core business’ di queste società. “Questa legge rappresenta la voglia di cambiare il futuro – prosegue Del Barba – ma avrà successo solo se ci saranno energie da liberare che siano state già costruite e consolidate da decenni di responsabilità sociale dell’impresa, per gestire efficacemente le problematiche d’impatto sociale ed etico all’ interno delle aziende”.

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