Il successo dei corsi di arabo all’Università Cattolica di Milano

L'Università Cattolica di Milano ha fatto registrare un boom di iscrizioni ai corsi di laurea in lingua e cultura araba, al punto che l'ateneo sta pensando di raddoppiare i 600 posti attuali. "Le richieste sono molto superiori  rispetto agli anni scorsi", fanno sapere dall'Università, sottolineando la necessità di ampliare al più presto il numero dei posti per le lauree triennali in Politiche europee e internazionali e Scienze linguistiche straniere. Oltre a quelli riservati soltanto agli studenti che frequentano la Cattolica, registrano un'impennata anche le adesioni a quelli di lingua araba organizzati dal Centro linguistico d'ateneo e aperti a tutti

Paura dell’Islam? A vedere il successo che riscuotono i corsi di arabo non si direbbe. Negli ultimi giorni, infatti, l’Università Cattolica di Milano ha fatto registrare un boom di iscrizioni ai corsi di laurea in lingua e cultura araba, al punto che l’ateneo sta pensando di raddoppiare i 600 posti attuali. “Le richieste sono molto superiori  rispetto agli anni scorsi”, fanno sapere dall’Università, sottolineando la necessità di ampliare al più presto il numero dei posti per le lauree triennali in Politiche europee e internazionali e Scienze linguistiche straniere. Ma oltre a quelli riservati soltanto agli studenti che frequentano la Cattolica, registrano un’impennata anche le adesioni a quelli di lingua araba organizzati dal Centro linguistico d’ateneo, che sviluppa e coordina l’offerta formativa organizzando corsi curriculari e altre iniziative a sostegno dell’apprendimento linguistico. A questo tipo di lezioni possono iscriversi tutti, giovani e adulti che non frequentano l’Università, e il crescente numero di richieste per parteciparvi dimostra come imparare l’arabo sia passato da un’impresa considerata impossibile a un’esperienza sempre più di moda.

Testimonianze. “Gli studenti che partecipano alle mie lezioni, negli ultimi tre anni, sono praticamente raddoppiati – afferma il professor Wael Farouq, docente egiziano di lingua e cultura araba che alla Cattolica tiene anche i corsi dell’ateneo aperti agli esterni -.

Nelle nostre classi abbiamo tanti laureati che vogliono avere più opportunità di lavoro grazie alla conoscenza dell’arabo.

Ma anche tante persone che sono interessate a scoprire il Medio Oriente, la sua arte e la sua cultura”. E infatti, tra i tantissimi che si sono iscritti quest’anno, non è difficile trovare ingegneri, medici, avvocati e giornalisti. Tutti pronti a mettere da parte stereotipi e pregiudizi per tuffarsi in una nuova avventura linguistica. Dal 2012 a oggi, da quando cioè la Cattolica ha introdotto i corsi di lingua araba aperti a tutti, il numero di persone che si è iscritto è cresciuto, costringendo l’Università ad aumentare i posti. “Io sono laureato in economia, ma nutro da sempre molta curiosità verso il mondo arabo e così quest’anno ho deciso di iscrivermi al corso organizzato dalla Cattolica – racconta Luca, 27enne milanese alle prese con il nuovo idioma da imparare – e dopo i tre moduli di 50 ore previsti dal corso, posso dire di parlarlo decentemente”. Secondo Laura, invece, giornalista 35enne specializzata in politica internazionale, imparare l’arabo oggi è fondamentale: “Non solo perché è parlato da più di 200 milioni di persone (è al sesto posto tra le lingue più parlate al mondo, prima del francese e del tedesco, ndr) ma perché permette di comprendere meglio un mondo che si sovrappone sempre più al nostro”.

Opportunità professionale. Che l’interesse per il mondo arabo abbia avuto un balzo in tutto l’Occidente è ormai innegabile, ma il dato su cui riflettere è l’aumento di persone che vede in questo idioma un valore aggiunto per il proprio curriculum. “Il perdurare della crisi economica sta incoraggiando sempre più professionisti a imparare lingue come l’arabo o il cinese per giocarsi una carta in più a livello lavorativo – spiega Paolo Branca, studioso di Islam e docente alla Cattolica -. Del resto questo è un fattore più che positivo, perché favorisce l’integrazione. E sappiamo bene quanto negli ultimi tempi sia diffuso lo scetticismo verso il mondo arabo”. Proprio in questi giorni, inoltre, nell’ateneo di largo Gemelli si è tenuto il Festival della lingua araba, coordinato proprio dal professor Farouq. “Questo festival è forse il più grande evento italiano sulla nostra cultura – spiega il docente – e, oltre ai rappresentati di undici Paesi, ci sono stati tanti studenti che hanno deciso di partecipare come volontari. É il segnale che i giovani hanno voglia di conoscere e sperimentare, senza avere paura dell’altro”.

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