Qual è la priorità per l’Italia? I presidenti delle associazioni cattoliche rispondono a Renzi

Presentando i risultati dei primi due anni di governo, il presidente del Consiglio ha lanciato un sondaggio chiedendo agli italiani di indicare quale riforma ritengano prioritaria e urgente. Ecco le risposte di cinque presidenti delle maggiori associazioni cattoliche Gigi De Palo (Forum delle associazioni familiari), Carlo Costalli (Mcl), Matteo Truffelli (Azione cattolica, Gianni Bottalico (Acli) e Massimiliano Padula (Aiart). Concordi: non servono operazioni di maquillage, ma un sostegno (vero) alla famiglia

In un’epoca di sfide sui social, il presidente del Consiglio Matteo Renzi ha lanciato sulla sua pagina Facebook un peculiare sondaggio/referendum: “Buongiorno. Qui trovate 24 slide sui primi 24 mesi di governo. Siamo a metà del cammino, mancano ancora due anni, qual è per voi la priorità? Qual è secondo voi la riforma più urgente adesso?”.
“Oggi come oggi la più grande emergenza che abbiamo si chiama famiglia – assicura Gigi De Palo, presidente del Forum delle associazioni familiari -. Viviamo la più grave crisi demografica dalla seconda guerra mondiale: di questo passo, gli enormi sacrifici che sosteniamo non serviranno a nessuno, perché non ci saranno figli e quei pochi saranno costretti a emigrare a causa di una situazione insostenibile dal punto di vista sanitario e pensionistico”. I segnali sono forti: “una delle prime cause di povertà in Italia è mettere al mondo un figlio. Non si può andare avanti a colpi di bonus bebè, è necessario prendere un impegno preciso, coordinato e non spot”. La ricetta per De Palo è nel fisco a misura di famiglia: “La prima priorità è un fisco che tenga conto del costo dei figli. Ben vengano i servizi, ma quello che le famiglie chiedono è un po’ di soldi in tasca: non serve avere il nido se poi devo scegliere tra pagare la retta dell’asilo a mio figlio o mettergli l’apparecchio ai denti”. Famiglia al centro anche per Carlo Costalli, presidente Mcl (Movimento cristiano lavoratori):

“Il primo punto all’ordine del giorno di una seria agenda delle riforme deve essere la famiglia, vero ammortizzatore sociale dei nostri tempi, costretta a compensare i tanti vulnus legislativi di uno Stato assente e spesso colpevolmente distratto”.

Per Costalli la famiglia “Cenerentola della società di oggi” è, come denunciato da tempo da Mcl, “bersaglio di decenni di politiche fiscali e sociali miopi e inadeguate e va sostenuta con sostegni al reddito e politiche scolastiche, sanitarie e occupazionali che ne allevino i pesi che da troppo tempo sopporta”. Ridurre le disuguaglianze per unire il Paese è l’indicazione di Matteo Truffelli, presidente nazionale dell’Azione cattolica: “La questione non è fare un elenco di priorità, ma

creare nel sistema-Italia le condizioni di una buona vita per tutti. Ci sono ancora troppe disuguaglianze nel nostro Paese: quelle tra aree economicamente più forti e più deboli; il disomogeneo trattamento tra le generazioni”. E ancora, “le tante forme di povertà, quelle estreme, quelle legate all’occupazione precaria. Come non pensare a milioni di famiglie che sperimentano la fatica quotidiana della cura dei figli?”. Come evidenziato al Convegno Bachelet, “serve una complessità di interventi volti a ridurre le disuguaglianze, per vivere meglio insieme e unire davvero il Paese. Le disuguaglianze rendono precaria la vita stessa della democrazia”. Di famiglia, demografia e scarsità parla anche Gianni Bottalico, presidente nazionale Acli: “La lotta alla povertà va considerata prioritaria. Impegnarsi su questo terreno significa fare qualcosa di concreto su più livelli: per la famiglia, per arginare la profondissima crisi demografica, per incentivare la ripresa dei consumi, per sostenere la coesione sociale”. Per questo le Acli “attraverso l’Alleanza contro la povertà, propongono l’introduzione del reddito di inclusione sociale come misura strutturale su cui incentrare un piano nazionale di lotta alla povertà e su cui costruire un nuovo modello di welfare”.

Infine, Massimiliano Padula, presidente dell’Aiart (Associazione spettatori di ispirazione cattolica), pone l’accento sull’idea stessa di riforma: “il termine ‘riformare’ rimanda all’azione ‘trasformante’, alla costruzione di nuove strutture e di nuovi equilibri sociali. Un’accezione che rappresenta la sfida più importante per il nostro Paese: una riforma organica della comunicazione sociale in Italia, dimensione trasversale che tocca tutti gli ambiti istituzionali”. È questa secondo l’Aiart, “l’idea da cui il Governo Renzi dovrebbe partire per ‘pensare’ una nuova riforma che non sia soltanto un “maquillage” ma una vera e propria educazione mediale che parta dagli organi di controllo e, passando attraverso tutte le forme del comunicare, raggiunga tutta la cittadinanza attraverso percorsi formativi ad hoc organizzati nelle diverse agenzie educative (famiglie, scuole, associazioni, istituzioni, aziende)”. Perché, ricorda Padula, “come sostiene Papa Francesco nel Messaggio per la 49 Giornata mondiale della pace: ‘il legame tra educazione e comunicazione è strettissimo: l’educazione avviene, infatti, per mezzo della comunicazione, che influisce, positivamente o negativamente, sulla formazione della persona’”.

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