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Digiuni e rinunce nel Regno Unito: la “quaresima laica” si è fatta largo in una società secolarizzata

Settimane senza un gelato o un piatto di patatine, piccoli gesti di moderazione, qualche buona azione. Nella realtà britannica è cresciuto il numero di persone - credenti o meno - che nel periodo prima di Pasqua hanno introdotto qualche modifica al proprio stile di vita. I suggerimenti dei giornali popolari, curiosità, riflessioni di chi ci crede davvero...

Quel gelato non ha mai avuto un gusto più buono per la famiglia Knight. Dopo quaranta giorni di assenza, anzi quarantasette per la precisione, è stato il dessert più prelibato mai consumato il giorno di Pasqua. “Non siamo religiosi”, spiega Andrew Knight, quasi diciottenne, figlio di Ruth e Robert, “ma negli ultimi tre anni abbiamo osservato la Quaresima come milioni di inglesi. Abbiamo cominciato il Mercoledì delle Ceneri e ce l’abbiamo fatta a resistere fino a Pasqua. Quest’anno a motivarci è stato il fatto che volevamo aiutare mio padre. Pensiamo che sia un po’ troppo goloso e che la sua salute ne risenta. A lui il gelato piace moltissimo e non volevamo lasciarlo solo in questa sfida così difficile”. Per le Quaresime del 2015 e del 2016 i Knight sono diventati vegetariani. “Quella è stata una scelta personale mia”, continua Andrew. “Mi chiedevo se ce l’avrei fatta a resistere per tutto quel tempo, e i miei genitori mi hanno seguito e sostenuto”.

I suggerimenti del “Daily Telegraph”. Nel Regno Unito secolarizzato la pratica di rinunciare al cioccolato, alle sigarette o all’alcol, nel periodo precedente la Pasqua, è consolidata e diffusa tra persone di religioni ed etnie diverse e anche tra i non credenti. Non sempre chi la segue sa che risale al cristianesimo o la usa come modo per avvicinarsi a Dio. Piuttosto la rinuncia è motivata da ragioni di salute, per rafforzare la propria volontà o per un senso di sfida con se stessi. Quasi per aumentare il proprio senso di autostima.

I giornali più letti, come il quotidiano “Daily Telegraph”, suggeriscono una lista di cose o pratiche dalle quali ci si può astenere

e non mancano i siti dedicati all’argomento. Alcuni, oltre alle rinunce, propongono anche gesti positivi. “Lentenpositiveacts.com”, per esempio, elenca una serie di atti di gentilezza verso gli altri da aumentare a ogni nuova settimana del periodo prepasquale. Un sorriso, un’offerta di aiuto, un complimento. Una buona azione ogni giorno a cominciare dal Mercoledì delle Ceneri. Diventano due il lunedì successivo e tre la settimana dopo e così via fino a raggiungere i sette gesti di bontà al giorno la settimana prima di Pasqua.

Invece secondo il “Guardian”… Per non parlare del quotidiano progressista “Guardian” che alla “Lent”, così si chiama in inglese la Quaresima, ha dedicato una serie di articoli, accusando la premier Theresa May di ipocrisia perché ha sacrificato il suo tipo preferito di patatine, quelle con l’aceto, ma ha trovato la forza di chiudere le frontiere ai bambini figli di migranti e sottolineando che la secolarizzazione ha trasformato un periodo di abnegazione in uno di autoesaltazione in cui tutto si concentra sul sé e l’importanza di essere magri o pieni di forza di volontà mentre per prepararsi bene alla Pasqua bisogna riconoscere di essere peccatori e di aver bisogno di Dio.

Tra fede e buona volontà. Eleanor Lingham, irlandese e cattolica praticante, rinuncia sempre a qualcosa, durante le settimane che precedono la Pasqua, come “la caffeina, che è così difficile da abbandonare”. Quest’anno ha rinunciato “anche a Facebook, alle ricerche su Internet, ai dolci alla sera e anche ai pettegolezzi” e lo fa “per motivi religiosi ma anche per migliorarsi come persona”. Insomma si inserisce nella tradizione cristiana e, inoltre, in quel movimento laico che vede nella Quaresima un’opportunità per dimagrire, gestire meglio il proprio tempo, non sprecare risorse o altro.

“Importante un po’ di disciplina”. “Questi quarantasette giorni hanno offerto l’opportunità di provare qualcosa di nuovo, un periodo un po’ speciale nel quale riscoprire l’importanza di tanti aspetti chiave della nostra vita”, spiega ancora Andrew Knight, “come la salute, il fatto di fare qualcosa insieme come famiglia e l’appartenenza a una tradizione che supera i confini della nostra nazione. È importante anche che vi sia una disciplina, un giorno in cui si comincia e uno in cui si finisce perché non è facile rinunciare a qualcosa al quale teniamo davvero”.

Una pratica positiva. Non importa granché se migliaia di persone seguono uno dei precetti più ardui del cristianesimo senza conoscerne le origini religiose. Anzi, per la Chiesa questa è “una meravigliosa opportunità di evangelizzazione”.

“È un segno di speranza, per i cristiani praticanti, vedere persone che non credono osservare” almeno le pratiche esteriori della Quaresima,

dice Natalie Orefice, portavoce della Conferenza episcopale di Inghilterra e Galles. “Ci dimostra come le tradizioni che risalgono al Vangelo hanno penetrato la nostra società e superato la prova del tempo che passa”. Digiunare o semplicemente praticare con costanza qualche rinuncia “per oltre quaranta giorni ha un significato nella vita di atei e agnostici anche se non sanno ancora chi sia Cristo. Molti vivono un’esperienza di rinnovamento nei giorni di rinuncia precedenti la Pasqua proprio come alla fine dell’anno quando si fanno nuovi propositi per i prossimi mesi”.

 

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