Repubblica Ceca: il dramma dei bambini trascurati o abusati. Iustitia et Pax prende posizione

Dopo la caduta del regime sta progressivamente diminuendo il numero di istituti affidatari collettivi. Ma i genitori disposti ad accogliere un bambino senza famiglia e senza casa sono pochi e ora avanza la proposta governativa di smantellare le case-famiglia. La Commissione della Conferenza episcopale presenta alcune indicazioni che tengono conto del bene primario dei piccoli

Il numero dei bambini trascurati e abusati nella Repubblica Ceca è passato dai 4.447 casi registrati nel 2009 a un ancor più allarmante 9.433 nel 2015. Queste cifre hanno spinto il Consiglio per i diritti umani del governo ceco a presentare una proposta per unificare i servizi a beneficio dei bambini in pericolo e modificare le condizioni per la fornitura di tali servizi. Una delle principali misure dovrebbe consistere nella graduale eliminazione dell’affidamento dei bambini alle istituzioni affidatarie collettive, in particolare le case-famiglia in cui – secondo le autorità – manca un approccio personale da parte dello staff e il sano sviluppo emotivo dei bambini è molto sottovalutato. I rappresentanti della Chiesa cattolica considerano questo provvedimento troppo severo, indicando diverse ragioni per cui tale iniziativa dovrebbe essere riconsiderata.

Retroterra storico. Molto lavoro è stato svolto negli ultimi decenni nel campo dell’assistenza all’infanzia. Il regime totalitario comunista privilegiava e sosteneva l’assistenza e l’istruzione collettiva degli orfani e dei bambini che vivevano fuori dalla loro famiglia originaria come il modo più semplice per controllare il loro sviluppo e le loro preferenze, senza un’adeguata attenzione ai dati statistici sui bambini abusati o trascurati. L’affidamento come forma di assistenza all’infanzia è stato introdotto nel sistema sociale dell’allora Cecoslovacchia nel 1973. Tuttavia,

un vero e proprio cambiamento in questo settore è intervenuto nel 1998

quando è stata approvata una revisione completa del diritto di famiglia. La presenza dei bambini negli istituti affidatari collettivi è scesa del 19% tra il 2010 e il 2015, e il sistema dell’affidamento alle famiglie che hanno dato la propria disponibilità si è sviluppato come mai prima di allora. Nonostante tutto, a prescindere dalla modalità di assistenza all’infanzia, il numero dei bambini abusati e trascurati ha continuato a crescere, e uno dei provvedimenti proposti dagli enti governativi è stato di limitare e cancellare gradualmente in modo legale la possibilità di collocare bambini sotto i 7 anni di età nelle istituzioni affidatarie collettive, preferendo affidarli alle famiglie che hanno dato la propria disponibilità. Il Consiglio Iustitia et Pax della Conferenza episcopale ceca ha reagito a questa proposta pubblicando una breve analisi e una dichiarazione, criticando l’approccio pregiudiziale della proposta e indicando vari provvedimenti che dovrebbero essere adottati per migliorare la situazione.

Forte disparità. L’Associazione delle Regioni della Repubblica Ceca ha recentemente pubblicato delle statistiche secondo cui ci sono 5.377 bambini per i quali è necessario trovare una sistemazione fuori dalla loro famiglia originaria, 1.197 dei quali di età inferiore ai 5 anni. C’è una forte disparità per quanto riguarda la disponibilità delle famiglie affidatarie: ci sono solo 215 famiglie candidate per un affidamento a lungo termine, di cui solo 11 disposte ad accettare un bambino di etnia rom e 13 disposte ad accogliere un bambino con disabilità. I dati mostrano che solo il 6,2% di tutti i bambini da collocare sono idonei all’adozione. “Pertanto, la restrizione prevista che consiste nel limitare la collocazione dei bambini più piccoli nelle istituzioni affidatarie collettive risulta assolutamente irrealistica nei prossimi anni”, si legge nel documento della Commissione Iustitia et Pax, il quale suggerisce di “concentrarsi sulla costruzione di un’efficace rete di servizi dedicata alla ricerca e alla preparazione di un numero crescente di famiglie affidatarie, così come sull’adozione di misure di sostegno alle famiglie affidatarie attualmente operative”. Se la capacità delle istituzioni affidatarie collettive è diminuita di 1.500 posti di lavoro negli ultimi cinque anni, dovrebbe essere possibile approfittare del personale licenziato da queste istituzioni.

La voce dalla Chiesa. “La transizione di queste persone esperte verso altri settori professionali sarebbe una grande perdita per il processo educativo. Un rafforzamento rapido di questa rete di servizi di supporto risulta assolutamente cruciale, soprattutto per le famiglie che vivono in condizioni materiali così povere da trovarsi ad affrontare la perdita dei propri figli”, spiega il vescovo Vaclav Maly, responsabile della Commissione Iustitia et Pax, sottolineando che risulta molto più efficace sostenere queste famiglie poiché

una loro “rottura” comporterebbe un forte impatto negativo sullo sviluppo emotivo dei bambini.

“Per tutti questi motivi non è auspicabile limitarsi a eliminare le case-famiglia collettive, cosa che genererebbe un effetto valanga; sarebbe meglio invece adottare misure sensibili che tengano conto del bene dei bambini e delle capacità reali del sistema di evitare un peggioramento della situazione”, conclude il messaggio della Commissione Iustitia et Pax.

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