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Delegazione valdese dal Papa. Pastore Eugenio Bernardini: “Ecumenismo della carità. Un progetto che condividiamo”

A colloquio con il pastore Eugenio Bernadini, moderatore della Chiesa valdese, che ha guidato sabato scorso la delegazione valdese in udienza da papa Francesco. Il dramma dei profughi in fuga dalla guerra e le grandi povertà delle metropoli europei.  “Questa idea dell’ecumenismo della carità - dice - dove nella fiducia reciproca, si trovano soluzioni creative, a noi sembra una strada che merita di essere percorsa e che potrebbe portare risultati nuovi e insperati. Noi condividiamo questo progetto”

Chiese cristiane che non disperdono energie a “far polemica tra di loro”, ma decidono di rispondere insieme ai problemi epocali di questo tempo, dal dramma dei profughi in fuga dalla guerra alle grandi povertà disseminate nelle ricche metropoli europee. E’ il tempo dell’ecumenismo che “si fa camminando”, come più volte ha indicato Papa Francesco. “Questa idea dell’ecumenismo della carità dove nella fiducia reciproca, si trovano soluzioni creative, a noi sembra una strada che merita di essere percorsa e che potrebbe portare dei risultati nuovi e insperati. Noi condividiamo questo progetto”. A parlare è il moderatore della Tavola valdese, il pastore Eugenio Bernardini, all’indomani dell’udienza per la prima volta in Vaticano di una delegazione delle Chiese Metodiste e Valdesi con Papa Francesco. Un incontro – racconta il pastore – improntato su un clima di “grande informalità, fraternità e sincerità. Non c’erano discorsi predisposti ma c’è stata una interlocuzione costante sui problemi che le nostre Chiese devono affrontare in Italia, e in particolare in Occidente.

“Abbiamo scoperto una grande consonanza di preoccupazioni ma anche una profonda sintonia nelle risposte che vogliamo dare”.

Osare di più. “Sul piano religioso e teologico spiega il rappresentante valdese – c’è la volontà di superare definitivamente il clima di sospetto e polemica per averne uno di fiducia reciproca. E poi sul piano delle responsabilità sociali delle nostre Chiese, la volontà di osare di più”. E’ il tempo che lo richiede. Al largo della Turchia si continua a morire e sono almeno 25 i migranti, tra cui 10 bambini, annegati ieri nell’ennesimo naufragio nell’Egeo. Conscio di questa tragedia che continua a ripetersi, il Papa ieri all’Angelus ha parlato dei “corridoi umanitari”, un progetto-pilota realizzato  dalla Comunità di Sant’Egidio, Chiese Evangeliche e Tavola Valdese che ha consentito finora l’arrivo in Italia di 97 profughi siriani dal Libano con viaggi sicuri. Nei prossimi mesi, grazie a un accordo con il governo italiano, attraverso i corridoi umanitari arriveranno nel nostro Paese un migliaio di altre persone scelte in loco in base a condizione di vulnerabilità (vittime di persecuzioni, torture e violenze, famiglie con bambini, anziani, malati, persone con disabilità).

“Noi abbiamo convinto il nostro governo dicendo: fateci fare il nostro mestiere di cristiani”.

“Con questo progetto – spiega Bernardini – abbiamo voluto indicare che un’altra via è possibile e che è possibile affrontare questo dramma con modalità diverse. Speriamo che istituzioni europee e governi possano decidere qualcosa di nuovo ma purtroppo vediamo che non si riesce a fare un granché perché ci sono preoccupazioni e polemiche ma si sta anche molto fermi”.

Il segno di Lampedusa. Il suo primo viaggio da papa, Francesco lo ha fatto a Lampedusa. Era quindi evidente la sua attenzione su questo tema. Ma su questo fronte, ricorda il pastore Bernardini, ci sono ormai collaborazioni stabili tra le nostre Chiese e quella cattolica, anche a Lampedusa. “E poi nel servizio alle persone, le grandi povertà delle città, le fragilità delle nostre famiglie, dei nostri anziani.

“Insomma tutto questo richiede un impegno di cristiani che non perdono energie nel far polemica tra di loro ma la dedicano tutta nel servizio per il prossimo”.

Si traccia così un capitolo nuovo nella storia del dialogo tra le Chiese. “C’è stata tutta una stagione passata – osserva Bernardini – che ha portato indubbiamente dei frutti perché prima non ci si conosceva e non ci si parlava. Però è vero che questo dialogo basato semplicemente sulla volontà di riconsiderare le divisioni del passato, ad un certo punto non ha più portato frutti”. Ora è arrivato anche per l’ecumenismo il tempo di uscire fuori.

I riferimenti alla Bibbia e ai Vangeli. “La nostra delegazione – commenta quindi Bernardini – è rimasta colpita dai costanti riferimenti di papa Francesco alla Bibbia e in particolare ai Vangeli. Non come semplici citazioni che ci si può aspettare da un ecclesiastico. Noi abbiamo compreso che ciò che papa Francesco propone, è alimentato da questa lettura e riflessione quotidiana con la Bibbia”. La delegazione valdese è stata poi invitata a pranzo a Santa Marta. Erano presenti il cardinale Kurt Koch, presidente del Pontificio Consiglio per la promozione dell’unità dei cristiani e il vescovo di Pinerolo, monsignor Giorgio Debernardi.

“Ci siamo sentiti a casa”, dice il pastore Bernardini che aggiunge: “Santa Marta sembrava una delle nostre foresterie valdesi”.

L’incontro con il Papa a Roma segna una nuova tappa di dialogo? “Sì – risponde il pastore valdese -, una tappa che conferma la volontà anche nostra di voltare pagina, di scrivere qualcosa di nuovo nella nostra storia non tanto e non soltanto per il bene delle nostre Chiese ma più in generale per la missione che abbiamo da compiere nel nostro paese e nel mondo”.

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