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Papa Francesco: nonviolenza antidoto ai “signori della guerra”, l’esempio delle donne

Nel 50° Messaggio per la Giornata mondiale della pace Papa Francesco indica nella "cura" della nonviolenza l'antidoto ad un mondo "frantumato", preda di "una terribile guerra mondiale a pezzi". L'esempio da seguire è quello delle donne, come Madre Teresa e Leymah Gbowee. "Essere veri discepoli di Gesù significa aderire anche alla sua proposta di non violenza". "Nessuna religione" è terrorista, la nonviolenza si impara tra le "mura di casa". Appello per disarmo e fine degli abusi su donne e minori. Beatitudini "magha charta" per i politici 

In un mondo “frantumato”, preda di “una terribile guerra mondiale a pezzi” portata avanti dai “signori della guerra”, la nonviolenza per i cristiani non è un optional, ma l’unica “cura”, come ci ha insegnato Gesù. Lo scrive Papa Francesco nel 50° Messaggio per la Giornata Mondiale della Pace, che si celebrerà il 1° gennaio sul tema: “La nonviolenza: stile di una politica per la pace”. L’esempio da seguire è prima di tutto quello delle donne, emblema di “nonviolenza attiva”: come madre Teresa, “icona dei  nostri tempi”, e Leymah Gbowee, attivista liberiana che ha portato agli accordi di pace del 2003.

“Dal livello locale e quotidiano fino a quello dell’ordine mondiale, possa la nonviolenza diventare lo stile caratteristico delle nostre decisioni, delle nostre relazioni, delle nostre azioni, della politica in tutte le sue forme”,

l’appello del Papa, che cita il primo Messaggio per la Giornata mondiale della pace, in cui il beato Paolo VI – sulla scia di San Giovanni XXIII nella Pacem in Terris – usò “parole inequivocabili” per rivolgersi “a tutti i popoli, non solo ai cattolici” ed affermare che “la pace è l’unica e vera linea dell’umano progresso, non le tensioni di ambiziosi nazionalismi, non le conquiste violente, non le repressioni apportatrici di falso ordine civile”. Più avanti, il tributo al ruolo di pace svolto da San Giovanni Paolo II nel “decennio epocale conclusosi con la caduta dei regimi comunisti in Europa”.

“La violenza non è la cura per il nostro mondo frantumato”, preda di una terza guerra mondiale “a pezzi”, in cui “rappresaglie e spirali di conflitti letali recano benefici solo a pochi ‘signori della guerra’”. Perché “rispondere alla violenza con la violenza conduce, nella migliore delle ipotesi, a migrazioni forzate e a immani sofferenze” e “nel peggiore dei casi, può portare alla morte, fisica e spirituale, di molti, se non addirittura di tutti”.

“Questa violenza che si esercita ‘a pezzi’, in modi e a livelli diversi, provoca enormi sofferenze di cui siamo ben consapevoli: guerre in diversi Paesi e continenti; terrorismo, criminalità e attacchi armati imprevedibili; gli abusi subiti dai migranti e dalle vittime della tratta; la devastazione dell’ambiente”.

“Essere veri discepoli di Gesù oggi significa aderire anche alla sua proposta di nonviolenza”.

Francesco cita Benedetto, per ribadire, con le parole del suo predecessore,  che “il Vangelo dell’amate i vostri nemici” è “la magna charta della nonviolenza cristiana”. “Anche Gesù visse in tempi di violenza”, ed è stato lui ad insegnarci che “il vero campo di battaglia, in cui si affrontano la violenza e la pace, è il cuore umano”.

“Le donne, in particolare, sono spesso leader di nonviolenza, come, ad esempio, Leymah Gbowee e migliaia di donne liberiane, che hanno organizzato incontri di preghiera e protesta nonviolenta ottenendo negoziati di alto livello per la conclusione della seconda guerra civile in Liberia”.

È l’omaggio del Papa, che nel Messaggio cita Madre Teresa e l’attivista liberiana come esempi di nonviolenza non intesa “nel senso di resa, disimpegno e passività”. “La nonviolenza praticata con decisione e coerenza ha prodotto risultati impressionanti”, osserva Francesco menzionando anche “i successi ottenuti dal Mahatma Gandhi e Khan Abdul Ghaffar Khan nella liberazione dell’India, e da Martin Luther King Jr contro la discriminazione razziale”.

“Nessuna religione è terrorista”, ripete il Papa: “Mai il nome di Dio può giustificare la violenza. Solo la pace è santa. Solo la pace è santa, non la guerra!’”.

“La Chiesa si è impegnata per l’attuazione di strategie nonviolente di promozione della pace in molti Paesi, sollecitando persino gli attori più violenti in sforzi per costruire una pace giusta e duratura”. “Questo impegno a favore delle vittime dell’ingiustizia e della violenza non è un patrimonio esclusivo della Chiesa Cattolica, ma è proprio di molte tradizioni religiose”, aggiunge Francesco.

“Se l’origine da cui scaturisce la violenza è il cuore degli uomini, allora è fondamentale percorrere il sentiero della nonviolenza in primo luogo all’interno della famiglia”. Cita l’”Amoris Laetitia”, il Papa, per ribadire che “le politiche di nonviolenza devono cominciare tra le mura di casa per poi diffondersi all’intera famiglia umana”. 

“Dall’interno della famiglia la gioia dell’amore si propaga nel mondo e si irradia in tutta la società”, afferma Francesco, secondo il quale “un’etica di fraternità e di coesistenza pacifica tra le persone e tra i popoli non può basarsi sulla logica della paura, della violenza e della chiusura, ma sulla responsabilità, sul rispetto e sul dialogo sincero”.

Poi un doppio appello: “in favore del disarmo, nonché della proibizione e dell’abolizione delle armi nucleari”, e affinché “si arrestino la violenza domestica e gli abusi su donne e bambini”.

Il Discorso della montagna “è anche un programma e una sfida per i leader politici e religiosi, per i responsabili delle istituzioni internazionali e i dirigenti delle imprese e dei media di tutto il mondo”, l’invito del Papa. “Operare” con lo stile delle Beatitudini “significa scegliere la solidarietà come stile per fare la storia e costruire l’amicizia sociale”. “La Chiesa Cattolica accompagnerà ogni tentativo di costruzione della pace anche attraverso la nonviolenza attiva e creativa”, assicura Francesco, ricordando che il 1° gennaio 2017 vede la luce il nuovo Dicastero per il Servizio dello Sviluppo Umano Integrale. Non sarà “un conglomerato di uffici”, assicura ai giornalisti il cardinale Peter Appiah Turkson, presidente del Pontificio Consiglio della Giustizia e della Pace, durante la conferenza stampa di presentazione del Messaggio in Vaticano.

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