I punti di forza dei “parchi culturali ecclesiali”: bellezza, tradizioni e identità dei territori

Mettere in rete e valorizzare in modo innovativo i beni culturali ecclesiastici  legati ai diversi territori per rilanciare l'annuncio e la trasmissione della fede. Pensare in modo globale e agire a livello locale. Questo l'obiettivo dei "parchi culturali ecclesiali". A coordinarne il network è il Tavolo di lavoro avviato il 25 febbraio presso l'Ufficio nazionale per la pastorale del turismo, tempo libero e sport della Cei. Monsignor Mario Lusek, direttore dell'Ufficio Cei: "Fare gioco di squadra, ma le protagoniste devono essere le Chiese locali" 

Promuovere cultura e itinerari di senso mettendo in relazione soggetti locali diversi per offrire all’annuncio della fede e alla catechesi il linguaggio dell’arte e della bellezza, quella “via pulchritudinis” auspicata da Papa Francesco nell’Evangelii gaudium. E’, in estrema sintesi, l’obiettivo del progetto “Parco culturale ecclesiale”, finalizzato a

realizzare un sistema territoriale che recuperi e valorizzi attraverso una strategia coordinata e integrata il patrimonio liturgico, storico, artistico, architettonico e museale delle diverse Chiese particolari per “dare un’anima” al turismo.

Ad illustrarlo è stato il 25 febbraio a Roma monsignor Mario Lusek, direttore dell’Ufficio nazionale per la pastorale del turismo, tempo libero e sport della Cei, presiedendo la prima riunione del Tavolo di coordinamento dei parchi culturali ecclesiali. Il progetto, ha spiegato, si colloca nella cornice degli Orientamenti pastorali “Educare alla vita buona del Vangelo”, del convegno di Firenze “In Cristo il nuovo umanesimo”, del magistero del Papa e del Giubileo della misericordia. L’idea, nata da “una naturale convergenza di obiettivi della rivista ‘Luoghi dell’Infinito’”(mensile di Avvenire), è stata “subito inserita” nei progetti dell’Ufficio da lui guidato.

Pensare globale ma agire locale. Protagonista e titolare di ogni progetto di “parco” deve essere la Chiesa particolare, avverte mons. Lusek: “Senza Chiesa locale e senza vescovo non si fa niente”. L’Ufficio nazionale Cei si pone solo come realtà di coordinamento attraverso il tavolo di lavoro che rappresenterà tutti i parchi e offrirà loro linee guida e consulenza. Se profondamente radicato sul territorio, il parco “può mettere in relazione comunità parrocchiali, monasteri, santuari, aggregazioni laicali, valorizzando spazi di aggregazione, feste patronali, antiche vie di pellegrinaggio, esperienze di catechesi attraverso l’arte, mostre, rassegne, festival”.

Ma non solo: per mons. Lusek

costituisce anche un’opportunità per “contribuire allo sviluppo economico e sociale sostenibile del territorio attraverso la generazione di un’economia di indotto” e con l’offerta di “concrete opportunità di lavoro ai giovani”.

Di qui l’invito a fare riferimento al Progetto Policoro che “ha già generato cooperative di gestione dei beni culturali della Chiesa”. Per l’elaborazione e la concreta realizzazione dei parchi, l’Ufficio Cei ha predisposto il vademecum “Idee e linee orientative” scaricabile dal sito.

Condivisione di esperienze. Progetto pilota è “Terre di Senigallia”, avviato nel 2013 e presentato da Caterina Mancinelli, della cooperativa “Undicesima ora” che lo ha realizzato.

“Non abbiamo creato un mercato nuovo ma abbiamo bucato quello esistente”,

ha spiegato Mancinelli, sottolineando che il parco punta sull’entroterra e si sta ampliando in prospettiva regionale. In questo orizzonte è nato anche un progetto per valorizzare la figura di santa Maria Goretti. Il cammino di Canneto” (Sora-Cassino-Aquino-Pontecorvo) è il parco illustrato dal responsabile, don Domenico Simeone: “Sono 69 i Comuni del Lazio interessati al pellegrinaggio al nostro santuario, 23 del Molise, 20 dell’Abruzzo e 5 dell’Alto casertano. Da questo dato vogliamo partire per avviare un’autentica promozione del territorio”. Giorgio Agnisola, docente di teologia, presentando “Terra celeste, i luoghi di Celestino V” (Chieti-Vasto) ha sottolineato l’importanza della formazione degli animatori-guide “per

approfondire la dimensione teologica dell’arte e coltivare una capacità di lettura globale e integrata del territorio; il vero problema è saper raccontare l’arte sacra: di lì nasce tutto”.

Il primo passo del parco dei Castelli romani (Albano) è stato la “mappatura della nostra possibilità di offerta”, ha detto Gianni Moscatellini. Tappe successive, l’avvio della collaborazione con il Consorzio dei Castelli romani e la stipula di una convenzione con un tour operator. Tre gli obiettivi: “Valorizzare i nostri percorsi; mettersi in rete per acquisire un brand riconosciuto, tutelato, affidabile; portare lo standard delle case per ferie ad un livello ‘professionale’”.

“Dare un’anima alla nostra estate”. Don Gionatan De Marco sintetizza così l’obiettivo di “Capo di Leuca – De finibus terrae” concepito sei anni fa nella diocesi di Ugento-S. Maria di Leuca. Le spiagge del Salento conoscono ogni anno un’alta densità di turisti, solo l’estate scorsa se ne sono concentrati 2 milioni e mezzo. Di qui l’idea di unificare le iniziative delle parrocchie del territorio.

Evento clou il pellegrinaggio notturno (13 – 14 agosto) dalla tomba di don Tonino Bello a Leuca. In cantiere una “Carta di Leuca” per promuovere la pace nel Mediterraneo.

A Firenze, città da turismo “mordi e fuggi”, è nato “Terre di Fiorenza” che valorizza “itinerari minori” fuori dai circuiti normalmente visitati, ha spiegato il responsabile, don Piero Sabatini. “Prima dell’estate presenteremo la nostra proposta. I due vescovi sono d’accordo, stiamo valutando forma giuridica e statuto”, ha detto Edio Costantini presentando il “parco” delle due diocesi limitrofe di san Benedetto del Tronto-Ascoli Piceno che ha per cardini i Musei sistini del Piceno e il Santuario di san Giacomo della Marca.

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