Da Gerusalemme a Mosca, al sorriso di Kirill. Il cammino dell’unità è segnato

Il ricordo di quando Paolo VI nel 1964 incontrò Atenagora a Gerusalemme nella Rappresentanza Pontificia. E poi  la visita a San Pietroburgo dal 21 al 23 maggio del 1999 del cardinale Silvestrini per le prime ordinazioni sacerdotali cattoliche dopo oltre ottant’anni. E ancora il 25 e 26 maggio successivi a Mosca l'incontro con “Sua Santità il Patriarca Alessio II e il Metropolita Kirill". Silvestrini avvertiva il compiersi del faticoso itinerario della Ostpolitik condiviso col cardinale Casaroli, a cui corrispondeva la freddezza e il distacco del Patriarca Alessio II al cui fianco era il metropolita Kirill, che ieri a Cuba...

L’abbraccio tra Papa Francesco e il Patriarca Kirill (Cuba, 12 febbraio 2016)

A Cuba ieri lo storico incontro. C’è sempre una prima volta! Ma questa è del tutto singolare. Il precedente più significativo risale al 1964 quando Paolo VI incontrò Atenagora a Gerusalemme nella Rappresentanza Pontificia. Dal 1054 non si incontravano i rappresentanti dell’Oriente e dell’Occidente cristiani ed avvenne a livello di vertici.

Gerusalemme

Cito il precedente perché dalla viva voce di un partecipante ho raccolto la testimonianza della straordinaria percezione dell’evento. Era il cardinale Achille Silvestrini a raccontarla sia alla Congregazione Vaticana per le Chiese Orientali, dove una graziosa opera in bronzo di Angelo Biancini di Faenza, ritrae i due pastori nello scambio dell’abbraccio ecumenico, sia a Gerusalemme nella sala dove avvenne l’incontro. La stessa scena – questa volta riprodotta in ceramica ma sempre del citato artista – vi è esposta “a memoria di unità”.

Mosca

Col medesimo cardinale fui in visita a San Pietroburgo dal 21 al 23 maggio del 1999 per le prime ordinazioni sacerdotali cattoliche dopo oltre ottant’anni. Ho riletto i resoconti sul S.I.C.O. (Servizio Informazioni Chiese Orientali), di cui ero redattore, che riporta poi l’incontro del 25 e 26 maggio successivi con “Sua Santità il Patriarca Alessio II e il Metropolita Kirill, ricevuto sempre con molta cortesia, insieme all’Ecc.mo Nunzio Apostolico, John Bukovski, all’Arcivescovo Tadeusz Kondrusiewicz”. Il cardinale Silvestrini avvertiva il compiersi del faticoso itinerario della Ostpolitik condiviso col card. Casaroli e parlò dei pionieri dell’unità (Giovanni XXIII, i cardinali Bea e Koenig…), aggiungendo che il popolo li aveva seguiti e ora stava precedendo i propri pastori. Egli alludeva alla visita di papa Giovanni Paolo II in Romania, allorché in presenza del Patriarca ortodosso Teoctist l’assemblea dei fedeli gridò ripetutamente: “unitate, unitate”. Il Patriarca, piuttosto freddo e distaccato, prendeva le distanze dall’entusiasmo cattolico e dalla proposta che il cardinale gli aveva presentato a nome del Papa di un possibile incontro nel luogo e nei modi che Mosca avrebbe ritenuto opportuni. La preghiera del Padre Nostro, in russo e latino, concluse comunque l’incontro, al quale fece seguito – davanti alle telecamere delle reti di Stato – la dichiarazione del solo Patriarca che ribadiva posizioni di disponibilità formale e di disappunto per le problematiche aperte. L’udienza col Metropolita Kirill, allora incaricato delle relazioni esterne e attuale Patriarca, sarebbe stata molto più disteso ma nella sostanza del tutto in linea con Alessio.

Il sorriso timido di Kirill

Assistendo in diretta all’abbraccio di Cuba, mi è sembrato di cogliere sicurezza nel Papa e persino un poco di timidezza in Kirill. Il sorriso era ben diverso da quello di Alessio, che allora mi parve tanto in contrasto con la commovente ispirazione ecumenica dell’Inviato papale. Ho pensato alla Icona della Trinità di Rublev che avevo “venerato”, insieme alla cosiddetta “Madonna di Vladimir”, nella Galleria Trietjakovskaja a Mosca. Con esse la memoria è risalita al principe Vladimiro, che nel X secolo scelse il rito di Bisanzio perché i suoi inviati riferirono di essersi sentiti già in cielo durante la liturgia. E alla unione di Brest del 1593, quando i padri degli attuali “greco-cattolici ucraini” (sono circa 5 milioni nel mondo) promisero fedeltà al patrimonio spirituale della ortodossia e al papa di Roma. L’abbraccio di Cuba è scaturito da quello della fede cristiana condiviso da tutto il popolo nelle acque del fiume Dnieper e confermato anche col martirio fino ad oggi.

Le prospettive

L’imminenza del tanto atteso e disatteso sinodo panortodosso, che avrà luogo quest’anno a Creta, ha forse favorito questo giorno? La visibilità di Bartolomeo per la sensibilità ecumenica e l’amicizia con Roma non è mai stata gradita a Mosca. Anche perché tanto impari è la consistenza numerica del patriarcato di Mosca rispetto al “trono ecumenico” di Costantinopoli. Kirill contribuisce alla considerazione della Nazione Russa e del suo ruolo in difesa dei cristiani in Medio Oriente.

I riflessi sulla causa dell’unità saranno, comunque, notevoli. Ma soprattutto in vista della pace universale.

Cuba, con la sua tremenda crisi, fu il crocevia dello scontro più clamoroso tra Oriente e Occidente nei tempi recenti. È divenuta “la capitale dell’unità” come ha detto il Papa davanti a Kirill in sintonia con le indimenticabili parole di san Giovanni XXIII: “molto più è ciò che unisce rispetto a quanto può tenerci ancora lontani”.

(*) vescovo di Lodi, già sottosegretario della Congregazione per le Chiese orientali

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